RASSEGNA STAMPA

14 aprile 2010 - L'Unità

«In Belgio avrei il permesso qui devo nascondermi»

Il racconto di Hassan, che per 24 anni ha assistito gli anziani, arruolato dalle cooperative sociali
È senza lavoro. «Il bello è che, se mi cacciassero, non mi restituirebbero i soldi dati alla previdenza»

13 aprile 2010 - L'Unità

Cie: la metà dei trattenuti è lì per aver perso il lavoro

di Giulia Gentile

Il caso più triste ed eclatante, quello di Danica, sessantatreenne serba, in Italia da dieci anni e affidataria di due nipotini, si è chiuso in fretta e furia una decina di giorni fa con l'espulsione...

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13 aprile 2010 - L'informazione

Sono clandestini per colpa della crisi

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13 aprile 2010 - Testate verie

Nei Cie oltre la metà è vittima della crisi

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12 aprile 2010 - DIRE

IN VISITA LENZI E GHEDINI (PD); MA CONDIZIONI SONO "ACCETTABILI"

(DIRE) Bologna, 12 apr. - Sempre piu' immigrati finiscono al Cie di Bologna a causa della crisi economica. Lo hanno riscontrato oggi, visitando la struttura di via Mattei, due parlamentari del Pd, Rita Ghedini e Donata Lenzi, entrate insieme alla Garante delle persone private della liberta' personale del Comune, Desi Bruno. Al Cie si trovano attualmente 83 persone, 50 uomini e 33 donne, con un tempo medio di permanenza (a quanto riferisce la direzione del Centro) di 33 giorni: ma non mancano "casi che arrivano al limite dei sei mesi", spiega Ghedini ll'uscita. I sei mesi rappresentano il nuovo tempo massimo di permanenza al Cie (prima era di 60 giorni) e proprio una settimana fa Bruno aveva puntato la lente sugli effetti negativi dell'allungamento: cosi' "e' peggio della detenzione", aveva spiegato, con la conseguenza di una "costante tensione" all'interno della struttura. Per Lenzi, pero', "non e' cambiato tanto" a causa dei sei mesi, piuttosto a fare la differenza e' "la crisi che colpisce piu' duro".
In via Mattei, le due parlamentari hanno trovato situazioni molto diverse fra loro- sottolinea Ghedini- il dato di maggiore evidenza e' che la legge produce un effetto livella, perche' parifica situazioni molto differenti generando squilibri importanti": dentro, infatti, finiscono persone "che hanno alle spalle solo un problema di regolarita' nell'immigrazione e altri con un percorso di anni di criminalita'". In questo contesto, i "casi piu' penosi" sono quelli di chi ha vissuto regolarmente in Italia per molti anni e finisce al Cie "per ragioni burocratiche, come una scadenza sfuggita del permesso di soggiorno- continua Ghedini- la perdita del lavoro o la contrazione dell'attivita' lavorativa che ha fatto scendere il loro reddito sotto la soglia minima" per ottenere il permesso.
Insomma, al Cie di Bologna c'e' una situazione di "gravissima precarieta'", aggiunge Ghedini: ad esempio "abbiamo parlato con persone in Italia da 10 anni, che hanno qui parenti e affetti" ed ora rischiano di dover tornare "in paesi di origine che per loro non sono piu' tali".
Particolare il caso di badanti che hanno intrapreso il percorso di emersione ma per le quali, a causa di un situazione di non regolarita', "la domanda e' servita ad individuarle ed ora espellerle", sottolinea Lenzi, insomma "un'autodenuncia": nel corso della visita di oggi "abbiamo verificato che questi casi esistono" e spesso riguardano "donne che hanno superato i 50 anni". Nel complesso, dietro i cancelli del Cie e' finita a causa della crisi "la maggior parte di coloro che oggi hanno parlato con noi", spiega Lenzi. Del resto anche la direzione del Cie sostiene che nell'ultimo anno questa percentuale si e' fatta "assolutamente significativa" e queste persone "stanno aumentando", riferisce Ghedini.

Per quanto riguarda le condizioni all'interno del Cie, e' "una struttura detentiva- sottolinea Lenzi- soprattutto nella parte uomini", insomma quella di via Mattei e' "paragonabile alla situazione carceraria": e' vero che ci sono maggiori possibilita' di muoversi all'interno, "ma nessuno di noi vorrebbe stare in una sede in cui si viene rinchiusi dietro delle sbarre". In ogni caso, nel corso della visita non ci sono state segnalazioni riguardanti la gestione.
"Tenuto conto dei limiti pesanti che la struttura impone", assicura Ghedini, le condizioni sono "accettabili": in altre parole, "niente a che vedere con la situazione effettiva delle carceri", anche perche' "non c'e' un problema di sovraffollamento come alla Dozza". Per altro, Lenzi definisce un "buon intervento" quello realizzato in termini di assistenza e mediazione. Al termine della conferenza stampa svolta fuori dall'ingresso del Cie, un uomo (tunisino) si avvicina a giornalisti e parlamentari: "Ma dove siamo, a Guantanamo?". Il tunisino spiega di essere venuto da Ravenna per consegnare alla sua convivente trattenuta in via Matteri, una ragazza nigeriana, vestiti e un po' di sapone". Ma, riferisce, "mi hanno detto che devo aspettare fino alle 15" mentre "io devo tornare a Ravenna". La sua compagna e' proprio una delle badanti che ha fatto domanda di regolarizzazione, "ora e' finita in una galera- spiega il tunisino- dopo aver anche pagato i soldi" richiesti alla pratica, tra l'alto "anche i contributi che spettano alla famiglia" dove lavorava. Grazie alla mediazione di Lenzi e Ghedini, l'uomo riesce a lasciare il pacchetto: ma "solo i vestiti- spiega quando esce- shampoo e dentifricio no".


07 aprile 2010 - Il Domani il Resto del Carlino Il Bologna e altri

Appello ad Errani "Adesso più donne in giunta"

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