27 novembre 2009 - DIRE
MAFIA. NEL WEEKEND RACCOLTA FIRME PD CONTRO VENDITA BENI MARCHI: SETTIMANA DECISIVA IN COMMISSIONE PER IMPEDIRE LE ASTE
Bologna, 27 nov. - Con un obiettivo prudenziale che il segretario regionale democratico Stefano Bonaccini indica in "alcune migliaia di firme", il Pd dell'Emilia-Romagna prova a tirare la volata alla battaglia di "Libera", che ha lanciato una petizione contro l'emendamento del Pdl al Senato che stabilisce la vendita all'asta dei beni confiscati alla mafia. Il timore dell'opposizione, sintetizza la senatrice bolognese del Pd Rita Ghedini, e' che poi quei beni siano riacquistati da organizzazioni criminali, "fra i pochi soggetti titolari di liquidita' in tempi di crisi". E non valgono le rassicurazioni del sottosegretario Mantovano sul fatto che all'asta andrebbe "qualche garage che nessuno vuole". In Toscana, racconta la senatrice Pd, "e' stata proposta a un prefetto l'alienazione di un complesso da 25 milioni di euro". Insomma, rischia di essere vanificata la lotta ai patrimoni delle mafie, che per vie traverse o con prestanome potrebbero ricostituirli. E verrebbe vanificata anche, concordano Ghedini e il deputato reggiano membro della commissione Antimafia Maino Marchi, sia lo spirito della vecchia legge Rognoni-La Torre, sia la sostanza della legge 109 del 1996 sull'utilizzo sociale dei beni confiscati, approvata all'unanimita' dal Parlamento di allora sulla spinta di un milione di firme dei cittadini in calce a una proposta di "Libera".
Oltre ai banchetti in tutti i capoluoghi della regione (informazioni su www.pder.it) i gruppi consiliari del partito democratico proporranno in tutti i Consigli comunali della regione un ordine del giorno da inoltrare poi alla presidenza della Repubblica, a quelle di Camera e Senato e alla presidenza del consiglio dei Ministri.
Per contrastare l'emendamento del Pdl, ha ribadito stamane in conferenza stampa Maino Marchi, "il Pd, raccogliendo inizialmente un'interessante consenso trasversale, ha presentato un emendamento alla finanziaria per abolire la richiesta del Pdl. E questa che si apre sara' una settimana decisiva". Marchi chiarisce che la battaglia si consumera' infatti in commissione bilancio. L'intesa informale tra i gruppi, coordinata da Gianfranco Fini, prevede di istruire in commissione i correttivi al maxiemendamento alla manovra su cui il governo porra' la fiducia in aula. "Se le cose non cambiano- spiega Marchi- il governo si e' impegnato a presentare i suoi eventuali emendamenti entro la sera di lunedi' prossimo". Da martedi' in poi il voto. Dunque, interviene il segretario regionale Pd Bonaccini, serve mobilitarsi nel fine settimana.
"Non vogliamo piantare una bandiera, anche i cittadini che non appartengono a nessuna organizzazione possono stare con noi. E siccome d'ora in poi chiedero' alla Lega di essere conseguente alle cose che dice, e glielo chiedero' ogni settimana, questa settimana vorrei sapere se sono d'accordo con questo emendamento sulla vendita dei beni confiscati", afferma Bonaccini.
L'emendamento per mettere sul mercato i beni confiscati alla mafia e' particolarmente insidioso, riprende Rita Ghedini, perche' prevede la vendita del cespite entro un anno dalla mancata assegnazione a volontariato, strutture dello Stato o cooperative sociali. "Ma i tempi medi di assegnazione variano da due a cinque anni", sottolinea la senatrice, come dimostra anche l'esperienza dell'Emilia Romagna, dove al 30 giugno scorso sono rimasti al demanio 31 beni su 66 confiscati, un 40% circa. "Servirebbe velocizzare i tempi: il governo Prodi c'e' in parte riuscito nominando un commissario straordinario".
Ma "il demanio- integra Marchi- ragiona amministrando i beni dello Stato senza corsie preferenziali" ed e' tuttora lettera morta la proposta di costituire un'agenzia apposita.
L'iniziativa Pd e' parallela alla partenza della "Carovana antimafia" di Libera con banchetti in tutta Italia. "La 109/96- dice Roberta Bussolari, coordinatrice regionale di Libera- e' la prima legge antimafia nata in Italia non sull'onda emotiva di una strage. E' bene che anche l'Emilia-Romagna, regione a rischio di penetrazione mafiosa, dia una dimostrazione di responsabilita' civile".
27 novembre 2009 - DIRE
MARCHI: SETTIMANA DECISIVA IN COMMISSIONE PER ABOLIRE VENDITA
Bologna,
27 nov. - Con un obiettivo prudenziale che il segretario Stefano
Bonaccini
indica in "alcune migliaia di firme", il Pd dell'Emilia
Romagna prova a tirare la volata alla battaglia di "Libera",
che ha lanciato una petizione contro l'emendamento del Pdl al Senato
che stabilisce la vendita all'asta dei beni confiscati alla mafia. Il
timore dell'opposizione- sintetizza la senatrice bolognese del Pd
Rita Ghedini- e' che poi quei beni siano riacquistati da
organizzazioni criminali, "fra i pochi soggetti titolari di
liquidita' in tempi di crisi". E non valgono le rassicurazioni
del sottosegretario Mantovano sul fatto che all'asta andrebbe
"qualche garage che nessuno vuole". "In Toscana-
racconta la senatrice Pd- e' stata proposta a un prefetto
l'alienazione di un complesso da 25 milioni di euro". Insomma,
rischia di essere vanificata la lotta ai patrimoni delle mafie, che
per vie traverse o con prestanome potrebbero ricostituirli. E
verrebbe vanificata anche, concordano Ghedini e il deputato reggiano
membro della commissione Antimafia Maino Marchi, sia lo spirito della
vecchia legge Rognoni-La Torre, sia la sostanza della legge 109 del
1996 sull'utilizzo sociale dei beni confiscati, approvata
all'unanimita' dal Parlamento di allora sulla spinta di un milione di
firme dei cittadini in calce a una proposta di "Libera".
Oltre
ai banchetti in tutti i capoluoghi della regione (informazioni su
www.pder.it) i gruppi consiliari del partito democratico proporranno
in tutti i consigli comunali della regione un ordine del giorno da
inoltrare poi alla presidenza della Repubblica, a quelle di Camera e
Senato e alla presidenza del Consiglio dei ministri. Per contrastare
l'emendamento del Pdl, ha ribadito stamane in conferenza stampa Maino
Marchi, "il Pd, raccogliendo inizialmente un'interessante
consenso trasversale, ha presentato un emendamento alla finanziaria
per abolire la richiesta del Pdl. E questa che si apre sara' una
settimana decisiva".
Marchi
chiarisce che la battaglia si consumera' infatti in commissione
bilancio. L'intesa informale tra i gruppi, coordinata da Gianfranco
Fini, prevede di istruire in commissione i correttivi al
maxiemendamento alla manovra su cui il governo porra' la fiducia in
aula. "Se le cose non cambiano- spiega Marchi- il governo si e'
impegnato a presentare i suoi eventuali emendamenti entro la sera di
lunedi' prossimo".
Da martedi' in poi il voto. Dunque,
interviene il segretario regionale Pd Bonaccini,
serve mobilitarsi nel fine settimana.
"Non vogliamo piantare
una bandiera, anche i cittadini che non appartengono a nessuna
organizzazione possono stare con noi. E siccome d'ora in poi
chiedero' alla Lega di essere conseguente alle cose che dice, e
glielo chiedero' ogni settimana, questa settimana vorrei sapere se
sono d'accordo con questo emendamento sulla vendita dei beni
confiscati". L'emendamento per mettere sul mercato i beni
confiscati alla mafia e' particolarmente insidioso, riprende Rita
Ghedini, perche' prevede la vendita del cespite entro un anno dalla
mancata assegnazione a volontariato, strutture dello Stato o
cooperative sociali. "Ma i tempi medi di assegnazione variano da
2 a cinque anni", sottolinea la senatrice, come dimostra anche
l'esperienza dell'Emilia Romagna, dove al 30 giugno scorso sono
rimasti al demanio 31 beni su 66 confiscati, un 40%
circa.
"Servirebbe velocizzare i tempi: il governo Prodi c'e'
in parte riuscito nominando un commissario straordinario". Ma
"il demanio- integra Marchi- ragiona amministrando i beni dello
Stato senza corsie preferenziali" ed e' tuttora lettera morta la
proposta di costituire un'agenzia apposita.
L'iniziativa Pd e'
parallela alla partenza della "Carovana antimafia" di
Libera con banchetti in tutta Italia. "La 109/96- dice Roberta
Bussolari, coordinatrice regionale di Libera- e' la prima legge
antimafia nata in Italia non sull'onda emotiva di una strage. E' bene
che anche l'Emilia Romagna, regione a rischio di penetrazione
mafiosa, dia una dimostrazione di responsabilita' civile".
27 novembre 2009 - DIRE
HERA. BONACCINI E PARLAMENTARI PD: BENE DELBONO SU COSENTINO SEGRETARIO, GHEDINI E MARCHI CON SINDACO BOLOGNA: DISSIPARE OMBRE
Bologna, 27 nov. - "Delbono ha fatto la cosa giusta.
Bisogna dissipare le ombre" su questi rapporti societari. E anche noi "attendiamo le risposte opportune che sono dovute ai soci, a partire da quelli istituzionali". Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd, sistema il partito in trincea col sindaco di Bologna, che ieri ha chiesto perentoriamente al presidente Hera Tomaso Tommasi di chiarire i rapporti della multiutility con la Scr (societa' che risulterebbe collegata alla famiglia Cosentino, di cui fa parte Nicola, il sottosegretario chiamato in causa da alcuni pentiti di camorra). Bonaccini ne ha parlato stamane, presentando la raccolta di firme del Pd in appoggio all'iniziativa parlamentare per abolire l'emendamento alla Finanziaria sulla vendita dei beni immobili sequestrati alla criminalita' organizzata.
Via libera all'offensiva di Delbono anche da due parlamentari Pd, la senatrice bolognese Rita Ghedini (commissione Lavoro) e il deputato reggiano Maino Marchi, che fa parte della commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia. Ghedini: "Il sindaco ha manifestato opportunamente la volonta' precisa di liberare il tavolo da ogni dubbio". Per Marchi, che esprime "apprezzamento per il sindaco, serve la massima trasparenza. Non ci devono essere equivoci- conclude il membro dell'antimafia- non deve passare il messaggio che ci sia qualcosa dietro".
26 novembre 2009 - ANSA
FINOCCHIARO-GHEDINI, QUESTIONE RIGUARDA 130 LAVORATRICI
ROMA,
26 NOV - 'Le risposte del ministro Vito in merito al lavoro notturno
del personale femminile di Cai S.p.a., purtroppo, ci hanno lasciato
insoddisfatte':lo hanno detto la presidente dei senatori del Pd Anna
Finocchiaro la senatrice Rita Ghedini.
'La
questione - affermano in una nota - riguarda oltre 130 lavoratrici
Cai, una delegazione delle quali e' stata da noi ricevuta poche
settimane fa quando abbiamo anche illustrato loro tutti gli strumenti
parlamentari che il Pd ha messo da subito in campo per risolvere la
vicenda'. Le due senatrici hanno ritenuto insoddisfacente la risposta
in Aula al Senato del ministro Vito sul 'mancato riconoscimento da
parte della Cai del diritto di esonero dal lavoro notturno per gli
assistenti di volo che siano genitori di minori fino a tre anni di
eta', o genitori affidatari in via esclusiva di minori fino a dodici
anni, secondo quanto disposto dall'articolo 53 del decreto
legislativo n. 151 del 2001 in materia di tutela della maternita' e
della paternita''.
'Questa legge - spiegano Finocchiaro e Ghedini
- non viene applicata al personale di volo della Cai dal momento che,
nel passaggio del personale da Alitalia a Cai, alle lavoratrici e ai
lavoratori e' stata sottoposta una lettera di assunzione che hanno
poi sottoscritto - in assenza di alternative e in termini esclusivi e
ultimativi - in cui veniva dichiarata la disponibilita' ad effettuare
la prestazione di lavoro anche su turni notturni, in contraddizione
con la normativa del 2001, ma -e' la frase riportata testualmente
nella lettera di assunzione - nell'assoluto rispetto della
legislazione vigente' '. 'Le lavoratrici, perche' quasi
esclusivamente di donne si tratta, si vedono cosi' non solo private
di un diritto sancito dalla legge, ma nell'impossibilita' materiale
di assolvere alle responsabilita' ed agli impegni di cura che hanno
nei confronti dei propri figli'. 'Oggi - concludono Finocchiaro e
Ghedini
- il ministro Vito ha dato una versione insoddisfacente della
questione, rimettendo tutto alla contrattazione sindacale e
assolvendo il governo da qualsiasi responsabilita'. Non e' cosi'.
Anzi, l'esecutivo e' a pieno titolo parte in causa dell'intera
vicenda essendo esso stato attore principale nella contrattazione per
il passaggio Alitalia-Cai'
26 novembre 2009 - DIRE
ALITALIA. PD SENATO: GOVERNO SI LAVA MANI SU TURNI NOTTURNI DONNE
Roma,
26 nov. - "Le risposte del ministro Vito in merito al lavoro
notturno del personale femminile di Cai Spa, purtroppo, ci hanno
lasciato insoddisfatte. La questione riguarda oltre 130 lavoratrici
Cai, una delegazione delle quali e' stata da noi ricevuta poche
settimane fa quando abbiamo anche illustrato loro tutti gli strumenti
parlamentari che il Pd ha messo da subito in campo per risolvere la
vicenda". Cosi' la presidente dei senatori del Pd, Anna
Finocchiaro, e la senatrice del Pd, Rita Ghedini,
in merito alle risposte date a Palazzo Madama dal ministro per i
Rapporti con il Parlamento in merito al "mancato riconoscimento
da parte della Cai del diritto di esonero dal lavoro notturno per gli
assistenti di volo che siano genitori di minori fino a tre anni di
eta', o genitori affidatari in via esclusiva di minori fino a dodici
anni, secondo quanto disposto dall'articolo 53 del decreto
legislativo n. 151 del 2001 in materia di tutela della maternita' e
della paternita'".
"Questa legge- spiegano Finocchiaro e
Ghedini-
non viene applicata al personale di volo della Cai dal momento che,
nel passaggio del personale da Alitalia a Cai, alle lavoratrice e ai
lavoratori e' stata sottoposta una lettera di assunzione che hanno
poi sottoscritto in cui veniva dichiarata la disponibilita' ad
effettuare la prestazione di lavoro anche su turni notturni, in
contraddizione con la normativa del 2001, ma- e' la frase riportata
testualmente nella lettera di assunzione- 'nell'assoluto rispetto
della legislazione vigente'. Le lavoratrici si vedono cosi' non solo
private di un diritto sancito dalla legge, ma nell'impossibilita'
materiale di assolvere alle responsabilita' ed agli impegni di cura
che hanno nei confronti dei propri figli".
"Oggi-
concludono- il ministro Vito ha dato una versione insoddisfacente
della questione, rimettendo tutto alla contrattazione sindacale e
assolvendo il governo da qualsiasi responsabilita'. Non e' cosi'.
Anzi, l'esecutivo e' a pieno titolo parte in causa dell'intera
vicenda essendo esso stato attore principale nella contrattazione per
il passaggio Alitalia-Cai".
26 novembre 2009 - Apcom
Risposte del ministro Vito sono insoddisfacenti
"Le
risposte del ministro Vito in merito al lavoro notturno del personale
femminile di Alitalia Cai, purtroppo, ci hanno lasciato
insoddisfatte. La questione riguarda oltre 130 lavoratrici Cai, una
delegazione delle quali è stata da noi ricevuta poche
settimane fa quando abbiamo anche illustrato loro tutti gli strumenti
parlamentari che il Pd ha messo da subito in campo per risolvere la
vicenda". Cosí la presidente dei senatori del Pd Anna
Finocchiaro e la senatrice del Pd Rita Ghedini
in merito alle risposte date a Palazzo Madama dal Ministro per i
rapporti con il Parlamento in merito al "mancato riconoscimento
da parte della Cai del diritto di esonero dal lavoro notturno per gli
assistenti di volo che siano genitori di minori fino a tre anni di
età, o genitori affidatari in via esclusiva di minori fino a
dodici anni, secondo quanto disposto dall'articolo 53 del decreto
legislativo 151 del 2001 in materia di tutela della maternità
e della paternità".
"Questa legge - spiegano
in una nota Finocchiaro e Ghedini
- non viene applicata al personale di volo della Cai dal momento che,
nel passaggio del personale da Alitalia a Cai, alle lavoratrice e ai
lavoratori è stata sottoposta una lettera di assunzione che
hanno poi sottoscritto, in assenza di alternative e in termini
esclusivi e ultimativi, in cui veniva dichiarata la disponibilità
ad effettuare la prestazione di lavoro anche su turni notturni, in
contraddizione con la normativa del 2001, ma - è la frase
riportata testualmente nella lettera di assunzione - 'nell'assoluto
rispetto della legislazione vigente'. Le lavoratrici, perchè
quasi esclusivamente di donne si tratta, si vedono cosí non
solo private di un diritto sancito dalla legge, ma nell'impossibilità
materiale di assolvere alle responsabilità ed agli impegni di
cura che hanno nei confronti dei propri figli".
"Oggi
- concludono Finocchiaro e Ghedini
- il ministro Vito ha dato una versione insoddisfacente della
questione, rimettendo tutto alla contrattazione sindacale e
assolvendo il governo da qualsiasi responsabilità. Non è
cosí. Anzi, l'esecutivo è a pieno titolo parte in causa
dell'intera vicenda essendo esso stato attore principale nella
contrattazione per il passaggio Alitalia-Cai".

