RASSEGNA STAMPA

05 agosto 2009 - DIRE

(ER) PD. BOLOGNA AL CENTRO: NOI IN SINTONIA CON PRODI, ALTRI NO 'DIASPORA DEI SUOI VERSO FRANCESCHINI'; GHEDINI LODA BASTICO

(DIRE) Bologna, 5 ago. - "Bologna al centro", lista che comprende anche iscritti al Pd, sta "valutando i programmi e gli obiettivi dei candidati al congresso del Pd". Ma gia' da ora i promotori Paolo Giuliani e Angelo Rambaldi (Officina delle idee) fanno capire di essere attratti nell'orbita di Pierluigi Bersani.
Contemporaneamente, "succede che la maggior parte dei 'fedelissimi' del Professore", cioe' Romano Prodi, "seguira' al congresso del Pd una strada (la candidatura di Franceschini, ndr) diversa da quella, pur con discrezione, sponsorizzata dal Professore medesimo. Prendiamo quindi atto- e' la constatazione dei due ex Ppi- di trovarci noi di Bologna al centro dell'Officina delle Idee, da sempre guardati con sospetto come una sorta di incorreggibili eretici dai custodi della 'chiesa' ulivista, con tutta probabilita' piu' in sintonia con le scelte
del Professore che qualche suo, o sua, zelota".
Infatti alla luce dei pronunciamenti a cui fin qui si e' assistito, "dobbiamo prendere atto di una vera e propria diaspora degli 'ulivisti a denominazione controllata'". Non si schiera invece nettamente la parlamentare Rita Ghedini, che tuttavia in una nota ha parole di stima per Mariangela Bastico, candidato alla guida del Pd regionale per la mozione Franceschini. "Al di
la' di ogni logica di schieramento- fa sapere- trovo dialetticamente interessante l'opzione 'inclusiva' proposta da Mariangela Bastico all'avvio del confronto regionale". Inoltre "avendo avuto modo di apprezzarne la serieta' e l'impegno in questi 15 mesi di legislatura, so che e' una donna di valore".
Quanto ai suoi sfidanti, Stefano Bonaccini e Thomas Casadei, "hanno dalla loro la giovane eta', e insieme, esperienze politiche e professionali importanti".
(Com/Bil/ Dire)

22 luglio 2009 - Helpconsumatori

FARMACI. IDV cambia posizione e si allinea con gli avversari delle liberalizzazioni. Perché?

22/07/2009 - 17:22

Prima sosteneva a spada tratta la liberalizzazione dei farmaci da banco, realizzata dal ministro Bersani, proponendone un rafforzamento e una estensione importante con un Disegno di legge (n. 950) presentato proprio un anno fa, il 24 luglio 2008, da un suo autorevole senatore, Elio Lannutti, presidente dell'Adusbef. Negli ultimi mesi è cambiato qualcosa, perché l'Italia Dei Valori ha presentato il 23 giugno 2009 un nuovo DL (n. 1627) a firma dei Senatori Giuseppe Astore, Felice Belisario, Giuliana Carlino, e Alfonso Mascitelli.

Non è una semplice revisione o aggiornamento della posizione ma si tratta di una vera e propria inversione ad U. Basta semplicemente leggere e confrontare la presentazione del DL. Lannutti con il nuovo testo per accorgersi che sicuramente è avvenuto qualcosa di importante.

Non si tratta semplicemente di idee diverse espresse con un nuovo testo, ma della posizione politica che è mutata, come dimostra anche il contemporaneo ritiro del DL Lannutti (avvenuto il 9 luglio 2009). Il nuovo testo prevede un abbassamento del quorum necessario ad aprire nuove farmacie, comunque insufficiente ad aprire un numero rilevante di farmacie. Inoltre, viene accolta la tesi Gasparri/Tomassini di stabilire (attraverso l'AIFA) una riduzione della lista di farmaci vendibili senza la presenza del farmacista.

Ma la proposta più rilevante è la cancellazione definitiva della vendita di farmaci nelle parafarmacie. La "filosofia" del testo, ad una prima lettura, fa supporre che questo sia stato "suggerito" dai titolari di farmacia rurale con il contributo sostanziale di FOFI e Federfarma. Ma tutto sembra rispondere al disegno preciso di depotenziare prima e azzerare poi la riforma Bersani, riportando tutto nelle mani dei farmacisti titolari.

2009 - redattore: AL

15 luglio 2009 - L'Unità

Il PD e le donne

Chiediamo ai candidati a segretario nazionale del PD che nella campagna congressuale parliano in modo esteso con la sociatà e particolamente con le donne del nostro paese...

Leggi l'articolo

15 luglio 2009 - Europa

Mettiamo le donne al centro

Congresso PD - La lettera di tredici senatrici

Leggi l'articolo

08 luglio 2009 - DIRE

PROTESTA della POLIZIA PENITENZIARIA

(ER) CARCERI. LENZI E GHEDINI (PD) SPOSANO PROTESTA GUARDIE

 

 

(DIRE) Bologna, 8 lug. - Arriva il sostegno di due parlamentari bolognesi del Pd, Donata Lenzi e Rita Ghedini, alla protesta di carattere interregionale che i sindacati di Polizia penitenziaria hanno inscenato questa mattina sotto al carcere di Bologna. "La situazione al carcere della Dozza e' drammatica", scrivono Lenzi e Ghedini, che in passato dopo due visite alla casa circondariale di via del Gomito hanno presentato altrettante interrogazioni al Governo.

"Si parla di 384 agenti di Polizia penitenziaria contro un organico previsto di 567 unita'", si ricorda nella nota. "Sono donne e uomini- sottolineano le due parlamentari- che fanno un mestiere delicato e durissimo, assai poco riconosciuto istituzionalmente e socialmente". Circa la meta' del personale, continuano Lenzi e Ghedini, vive all'interno del carcere e "i loro alloggi sono composti di stanze piccole, arredi inadeguati e per lo piu' fatiscenti, mentre gli spazi comuni sono caratterizzati da problemi di aerazione, scarico e generale fatiscenza delle attrezzature". Per quanto riguarda i detenuti, continua la nota, "la situazione e' ancora piu' grave" visto che "ce ne sono 1.160 per una capienza di 483" e "solamente 113 di questi possono svolgere attivita' lavorative dentro il carcere, a causa dell'assoluta carenza di fondi". E la situazione, segnalano le due esponenti del Pd, puo' anche peggiorare: "Il mantenimento dell'impiego di un numero cosi' modesto di detenuti portera' la struttura ad avere a fine anno, su questa sola voce, un deficit di 111.000 euro". Allo stesso tempo, pero', "e' assolutamente evidente come il lavoro per i detenuti- concludono Lenzi e Ghedini- sia la condizione minima per accedere all'obiettivo di recupero sociale cui il carcere e' destinato", con vantaggi anche in termini di conflittualita' e manutenzione.

 


(ER) CARCERI. "ASCOLTACI ALFANO", GUARDIE PROTESTANO A BOLOGNA "MANCANO AGENTI, MEZZI E RISORSE, MENTRE PENITENZIARI SCOPPIANO"

 

(DIRE) Bologna, 8 lug. - Bandiere, fischietti e trombe da stadio per lanciare l'ennesimo grido di allarme dal mondo del carcere, con una litania: "Ascoltaci, Alfano". Dopo la tappa di Milano del 30 giugno, i sindacati di Polizia penitenziaria (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Sappe, Osapp e Sinappe) si sono dati appuntamento a Bologna per un sit-in sotto la casa circondariale della Dozza. Una manifestazione interregionale che ha chiamato sotto le Due Torri agenti provenienti da Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria: 150 i partecipanti, tre volte tanto secondo i sindacati. Nel mirino della protesta il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, e il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Francesco Ionta.

"Con i Governi di Prodi e Berlusconi non e' cambiato niente- spiega il segretario nazionale della Cisl-Fns, Mattia D'Ambrosio- manca il personale, mancano i mezzi, mancano le risorse e tutti gli istituti penitenziari d'Italia risalgono all'Ottocento". Si parla dell'ipotesi di costruire nuove carceri "e siamo d'accordo- continua D'Ambrosio- ma servono le risorse e l'adeguamento delle strutture esistenti". Con l'indulto la popolazione carceraria e' passata da 60.000 a 38.000 detenuti, ricorda D'Ambrosio, ma oggi sono di nuovo 64.000 ed "entro la fine dell'anno si tornera' ad oltre 70.000", a fronte di una capienza tra i 40.000 e i 42.000

posti. "Serve una politica di misure alternative al carcere- manda a dire D'Ambrosio- il cui onere spetta al Governo e alla Magistratura". Altrimenti, aggiunge, continuando cosi' "serviranno 300.000 carceri". Altra richiesta e' quella relativa ad accordi bilaterali verso l'estero perche' "oltre il 40% dei detenuti sono stranieri". (SEGUE)


(DIRE) Bologna, 8 lug. - Infine, la Cisl-Fns chiede di utilizzare "le camere di sicurezza di tutte le forze di polizia", perche' "e' incomprensibile che si debbano impegnare uomini e risorse per delle convalide di arresto, con gente che dopo 48 ore esce dal carcere".

Francesco Quinti, coordinatore nazionale della Polizia penitenziaria per la Fp-Cgil, mette l'accento sulle "pessime condizioni lavorative a cui sono costretti gli operatori", che a livello nazionale soffrono di una carenza di organico che si aggira intorno ai 6.000 agenti. A causa soprattutto del "sovraffollamento inumano delle strutture penitenziarie", sottolinea Quinto, con il dato dei 64.000 detenuti che non veniva toccato dal 1946. Mentre il Governo, attacca Quinti, ripone "la soluzione dell'emergenza in un piano carceri che se va bene avra' qualche effetto tra quattro o cinque anni".

Un piano che per Donato Capece, segretario generale del Sappe, non puo' dirsi del Governo ma "del dottor Ionta". Per Capece, in ogni caso, il piano carceri "non vedra' mai la luce perche' non c'e' un minimo di risorse da investire". Per nuovi padiglioni e nuovi penitenziari "servirebbero 1,5 miliardi di euro- continua- ma non c'e' un centesimo". Quindi, "se non troviamo un modo per deflazionare la popolazione carceraria, il rischio e' di superare i 70.000 detenuti- dichiara il segretario del Sappe- e le principali incombenze ricadrebbero solo sulla Polizia penitenziaria". Il dato sull'incidenza dei detenuti stranieri forniti da Capece e' dell'80%, il doppio di quello della Cisl, con la richiesta secca al Governo di fare in modo di "restituire gli stranieri ai loro Paesi".

 

(DIRE) Bologna, 8 lug. - Altra proposta del Sappe e' quella di trasferire agli arresti domiciliari gli oltre 19.000 detenuti, oggi nelle carceri, con pena definitiva inferiore ai tre anni: un modo per ridurre l'affollamento e garantire "un risparmio economico di cinque milioni di euro al giorno".

Ad ospitare la manifestazione di oggi e' Bologna e Capece fornisce alcuni dati sulla situazione dell'Emilia-Romagna: 4.650

detenuti (di cui 2.344 stranieri) a fronte di una capienza regolamentare di 2.308, quindi meno della meta', e una capienza tollerabile di 3.796 posti. Per quanto riguarda il personale, le stime di Quinti parlano di una carenza di 500 agenti di cui 179 solo a Bologna.

Il calendario delle mobilitazioni estive stilato dai sindacati di Polizia penitenziaria si concludera' a Roma il 22 settembre.

Gli agenti, intanto, perfezionano gli slogan. Il piu' gettonato e' "Basta promesse, la guardia si dimette, Ionta e Alfano con le chiavi in mano". Ma c'e' anche chi si affida alla preghiera laica: "Le carceri cadono a pezzi, ascoltaci Alfano, gli straordinari non vengono pagati, ascoltaci Alfano...".

29 giugno 2009 - DIRE

LAVORO. MARCONI GOMMA, GHEDINI (PD): IMPUTAZIONI A RISCHIO? "SCHEDE SOSTANZE CARENTI;TEST PREVENTIVO AVREBBE EVITATO SCOPPIO"

Bologna, 29 giu. - La senatrice del Partito democratico Rita Ghedini non e' convinta che il "decreto correttivo" al testo unico sulla sicurezza sul lavoro (l'ex 626) porti con se' solo effetti positivi. Anzi: per la parlamentare bolognese il provvedimento porta con se' alcune ombre. Una su tutte: nella "formulazione attuale", il provvedimento potrebbe diminuire (escludendo "i titolari dell'impresa chimica produttrice delle sostanze reagenti") il numero di imputati nel procedimento aperto a seguito dello scoppio di un macchinario alla Marconi Gomma di Sasso Marconi, nel bolognese. Nello stabilimento, lo scorso 17 novembre, l'esplosione di un macchinario causo' la morte di due lavoratori. Morti 'facilmente' evitabili? Secondo i pareri tecnici acquisiti durante le indagini, fa presente Ghedini in un'interrogazione discussa in Senato giovedi', "una preliminare valutazione e prova in vitro dei reagenti avrebbe consentito di evitare l'esplosione".

Insomma, "quasi otto mesi dopo" la tragedia, Marconi Gomma torna di strettissima attualita'. Alla fine del percorso istruttorio, riferisce Ghedini, alcune "rilevanze specifiche" portano "a stabilire che l'incidente sembra con tutta probabilita' attribuibile ad uno scoppio imprevisto legato alle caratteristiche chimiche delle sostanze utilizzate nel processo di produzione della mescola per i pneumatici". Rischio di scoppio, mette ben in chiaro la parlamentare, "che le schede tecniche delle sostanze utilizzate non riportavano".

Un passaggio, questo, che sposta l'attenzione sui produttori stessi delle sostanze che vennero inserite nel miscelatore e che fecero 'saltare in aria' il macchinario. E "questo ci porta a riflettere immediatamente- dice Ghedini- su alcuni elementi specifici contenuti nel decreto correttivo" del testo unico sulla sicurezza sul lavoro, il cui iter si e' concluso mercoledi' scorso con il voto in commissione sui pareri. Il Pd, ricorda la senatrice, ha insistito "sull'assoluta necessita' che il provvedimento del Governo ponga fortissima attenzione sulla valutazione dei rischi inerenti l'intero processo produttivo". Purtroppo "l'incidente avvenuto a Sasso Marconi conferma la validita' delle nostre preoccupazioni, in particolare su un aspetto ulteriore che il decreto mette potenzialmente in discussione". Ovvero, sottolinea Ghedini, "quello della certificazione del documento di valutazione rispetto ai processi e ai macchinari". Perche' "la certificazione di tutti gli elementi, in questo caso a partire dalle sostanze chimiche che concorrono al processo di produzione, non puo' essere presunto ma deve essere accertato". E, sia chiaro, questi accertamenti devono essere affidati "a soggetti tecnicamente qualificati e assolutamente terzi rispetto alle parti coinvolte".

Non solo. Per Ghedini, c'e' un'altra modifica sostanziale da inserire nel provvedimento: la previsione di "tutte le cautele che possono consentire di prevenire" incidenti. Che "non possono essere essere liquidati come fatalita' o come eventi non programmabili o non prevedibili". Nel caso specifico, "com'e' stato sottolineato dei tecnici intervenuti nell'indagine", sarebbe bastato un test in vitro, appunto, e forse non ci sarebbe stata alcuna tragedia.

Tornando al testo, pero', e ai suoi possibili effetti sul procedimento che impegna da mesi la Procura di Bologna, la senatrice rivolge un'ulteriore domanda all'esecutivo (rappresentato in aula dal sottosegretario al Lavoro Pasquale Viespoli). "In questo procedimento- ricorda Ghedini- saranno imputati, tra gli altri, i titolari dell'impresa chimica produttrice delle sostanze reagenti. Mi chiedo e chiedo al Governo" se cio' "sara' ancora possibile" dopo l'emanazione "nella formulazione attuale" del decreto correttivo. Forse, e' l'auspicio finale di Ghedini, il testo andrebbe riformulato: "Cosi' com'e' mette a fortissimo rischio la cultura della prevenzione e della sicurezza e, conseguentemente, la vita e la salute di moltissimi lavoratori".

Dal canto suo Viespoli si limita ad assicurare alla senatrice "che tutti i lavoratori coinvolti nell'infortunio, regolarmente assunti, sono stati oggetto di regolare segnalazione alla sede Inail di Bologna". E che l'esecutivo e' intenzionato ad "incrementare ancor di piu' i propri sforzi" per ridurre "l'incidenza degli infortuni sul lavoro". E appena concluse le istruttorie, afferma Viespoli, "sara' mia cura informarne personalmente i senatori".


[<< precedente] 1    2    3    4    5    6    7    8    9    10    11    12    13    14    15    16    17    18    19    20    21    22    23    24    25    26    [>> sucessiva]
Appuntamenti
clicca qui per accedere al blog di Rita Ghedini