RASSEGNA STAMPA

12 aprile 2010 - DIRE

IN VISITA LENZI E GHEDINI (PD); MA CONDIZIONI SONO "ACCETTABILI"

(DIRE) Bologna, 12 apr. - Sempre piu' immigrati finiscono al Cie di Bologna a causa della crisi economica. Lo hanno riscontrato oggi, visitando la struttura di via Mattei, due parlamentari del Pd, Rita Ghedini e Donata Lenzi, entrate insieme alla Garante delle persone private della liberta' personale del Comune, Desi Bruno. Al Cie si trovano attualmente 83 persone, 50 uomini e 33 donne, con un tempo medio di permanenza (a quanto riferisce la direzione del Centro) di 33 giorni: ma non mancano "casi che arrivano al limite dei sei mesi", spiega Ghedini ll'uscita. I sei mesi rappresentano il nuovo tempo massimo di permanenza al Cie (prima era di 60 giorni) e proprio una settimana fa Bruno aveva puntato la lente sugli effetti negativi dell'allungamento: cosi' "e' peggio della detenzione", aveva spiegato, con la conseguenza di una "costante tensione" all'interno della struttura. Per Lenzi, pero', "non e' cambiato tanto" a causa dei sei mesi, piuttosto a fare la differenza e' "la crisi che colpisce piu' duro".
In via Mattei, le due parlamentari hanno trovato situazioni molto diverse fra loro- sottolinea Ghedini- il dato di maggiore evidenza e' che la legge produce un effetto livella, perche' parifica situazioni molto differenti generando squilibri importanti": dentro, infatti, finiscono persone "che hanno alle spalle solo un problema di regolarita' nell'immigrazione e altri con un percorso di anni di criminalita'". In questo contesto, i "casi piu' penosi" sono quelli di chi ha vissuto regolarmente in Italia per molti anni e finisce al Cie "per ragioni burocratiche, come una scadenza sfuggita del permesso di soggiorno- continua Ghedini- la perdita del lavoro o la contrazione dell'attivita' lavorativa che ha fatto scendere il loro reddito sotto la soglia minima" per ottenere il permesso.
Insomma, al Cie di Bologna c'e' una situazione di "gravissima precarieta'", aggiunge Ghedini: ad esempio "abbiamo parlato con persone in Italia da 10 anni, che hanno qui parenti e affetti" ed ora rischiano di dover tornare "in paesi di origine che per loro non sono piu' tali".
Particolare il caso di badanti che hanno intrapreso il percorso di emersione ma per le quali, a causa di un situazione di non regolarita', "la domanda e' servita ad individuarle ed ora espellerle", sottolinea Lenzi, insomma "un'autodenuncia": nel corso della visita di oggi "abbiamo verificato che questi casi esistono" e spesso riguardano "donne che hanno superato i 50 anni". Nel complesso, dietro i cancelli del Cie e' finita a causa della crisi "la maggior parte di coloro che oggi hanno parlato con noi", spiega Lenzi. Del resto anche la direzione del Cie sostiene che nell'ultimo anno questa percentuale si e' fatta "assolutamente significativa" e queste persone "stanno aumentando", riferisce Ghedini.

Per quanto riguarda le condizioni all'interno del Cie, e' "una struttura detentiva- sottolinea Lenzi- soprattutto nella parte uomini", insomma quella di via Mattei e' "paragonabile alla situazione carceraria": e' vero che ci sono maggiori possibilita' di muoversi all'interno, "ma nessuno di noi vorrebbe stare in una sede in cui si viene rinchiusi dietro delle sbarre". In ogni caso, nel corso della visita non ci sono state segnalazioni riguardanti la gestione.
"Tenuto conto dei limiti pesanti che la struttura impone", assicura Ghedini, le condizioni sono "accettabili": in altre parole, "niente a che vedere con la situazione effettiva delle carceri", anche perche' "non c'e' un problema di sovraffollamento come alla Dozza". Per altro, Lenzi definisce un "buon intervento" quello realizzato in termini di assistenza e mediazione. Al termine della conferenza stampa svolta fuori dall'ingresso del Cie, un uomo (tunisino) si avvicina a giornalisti e parlamentari: "Ma dove siamo, a Guantanamo?". Il tunisino spiega di essere venuto da Ravenna per consegnare alla sua convivente trattenuta in via Matteri, una ragazza nigeriana, vestiti e un po' di sapone". Ma, riferisce, "mi hanno detto che devo aspettare fino alle 15" mentre "io devo tornare a Ravenna". La sua compagna e' proprio una delle badanti che ha fatto domanda di regolarizzazione, "ora e' finita in una galera- spiega il tunisino- dopo aver anche pagato i soldi" richiesti alla pratica, tra l'alto "anche i contributi che spettano alla famiglia" dove lavorava. Grazie alla mediazione di Lenzi e Ghedini, l'uomo riesce a lasciare il pacchetto: ma "solo i vestiti- spiega quando esce- shampoo e dentifricio no".


07 aprile 2010 - Il Domani il Resto del Carlino Il Bologna e altri

Appello ad Errani "Adesso più donne in giunta"

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29 marzo 2010 - L'Unità

Senatori PD al Governo "Assicuri igiene e sicurezza"

22 marzo 2010 - DIRE

(ER) CRISI/BOLOGNA. RENOPRESS, RITIRATI I LICENZIAMENTI CAMPAGNOLI: CHIESTA E OTTENUTA CASSA INTEGRAZIONE PER 106 OPERAI

Bologna, 22 mar. - "Abbiamo ottenuto il ritiro dei  licenziamenti alla Renopress". A dare l'annuncio Duccio  Campagnoli, assessore uscente alle Attivita' produttive della  Regione, che questa mattina ha convocato i vertici dell'azienda e  i sindacati in Viale Aldo Moro per cercare una soluzione per i  106 operai della Renopress di Budrio, nel bolognese. Gli operai  si erano visti recapitare la settimana scorsa una lettera che  annunciava la cessazione dell'attivita' e l'apertura della  procedura di mobilita'. La Regione aveva promesso a sindacati e  lavoratori che avrebbe chiesto l'immediato riconoscimento della  cassa integrazione, un risultato portato a casa questa mattina:  "Siamo felici che la nostra richiesta sia stata accolta. La  Regione, come si vede, continua a fare la sua parte per tutelare  i lavoratori". 

 

   Per gli operai si apre ora un percorso sostenuto con la  richiesta di utilizzo di un altro anno di cassa integrazione:  "Almeno ci sara' una tutela piu' lunga per i lavoratori e la  proprieta' resta impegnata, com'e' doveroso, nella ricerca di  un'altra soluzione proprietaria e produttiva- continua  Campagnoli- E' uno dei primi casi per i quali chiediamo che il  Ministero risponda urgentemente con la sua responsabilita'  concedendo per questi casi la prosecuzione del trattamento di  cassa integrazione, come prevede la legge 291 del 2004". La  Regione, assicura infine l'assessore, "in ogni caso terra' aperto  il Tavolo perche' le tutele ai lavoratori siano assicurate". I  sindacati Fiom-Cgil, Rsu, insieme al sindaco di Budrio, Carlo  Castelli, concordano: "L'intervento della cassa integrazione, pur  nella sua parzialita', e' stato ottenuto grazie alle lotte dei  lavoratori, dei sindacati e con il sostegno delle istituzioni  locali. Ora il ministero deve rispondere con le sue  responsabilita' concedendo con urgenza la prosecuzione dei  trattamenti di cassa integrazione".

22 marzo 2010 - DIRE

(ER) CRISI/BOLOGNA. RENOPRESS, RITIRATI I LICENZIAMENTI CAMPAGNOLI: CHIESTA E OTTENUTA CASSA INTEGRAZIONE PER 106 OPERAI

Bologna, 22 mar. - "Abbiamo ottenuto il ritiro dei  licenziamenti alla Renopress". A dare l'annuncio Duccio  Campagnoli, assessore uscente alle Attivita' produttive della  Regione, che questa mattina ha convocato i vertici dell'azienda e  i sindacati in Viale Aldo Moro per cercare una soluzione per i  106 operai della Renopress di Budrio, nel bolognese. Gli operai  si erano visti recapitare la settimana scorsa una lettera che  annunciava la cessazione dell'attivita' e l'apertura della  procedura di mobilita'. La Regione aveva promesso a sindacati e  lavoratori che avrebbe chiesto l'immediato riconoscimento della  cassa integrazione, un risultato portato a casa questa mattina:  "Siamo felici che la nostra richiesta sia stata accolta. La  Regione, come si vede, continua a fare la sua parte per tutelare  i lavoratori". 

 

   Per gli operai si apre ora un percorso sostenuto con la  richiesta di utilizzo di un altro anno di cassa integrazione:  "Almeno ci sara' una tutela piu' lunga per i lavoratori e la  proprieta' resta impegnata, com'e' doveroso, nella ricerca di  un'altra soluzione proprietaria e produttiva- continua  Campagnoli- E' uno dei primi casi per i quali chiediamo che il  Ministero risponda urgentemente con la sua responsabilita'  concedendo per questi casi la prosecuzione del trattamento di  cassa integrazione, come prevede la legge 291 del 2004". La  Regione, assicura infine l'assessore, "in ogni caso terra' aperto  il Tavolo perche' le tutele ai lavoratori siano assicurate". I  sindacati Fiom-Cgil, Rsu, insieme al sindaco di Budrio, Carlo  Castelli, concordano: "L'intervento della cassa integrazione, pur  nella sua parzialita', e' stato ottenuto grazie alle lotte dei  lavoratori, dei sindacati e con il sostegno delle istituzioni  locali. Ora il ministero deve rispondere con le sue  responsabilita' concedendo con urgenza la prosecuzione dei  trattamenti di cassa integrazione".

22 marzo 2010 - DIRE

(ER) CRISI/BOLOGNA. PD A GOVERNO: PER 5.000 SPETTRO LICENZIAMENTO CAMPAGNOLI CON ALBERANI (CISL): NO A RIDUZIONE ORGANICI

 Bologna, 22 mar. - Piu' di 5.000 lavoratori in provincia  di Bologna con la cassa integrazione in scadenza; 167 gli accordi  che aspettano di essere rinnovati. E mentre lo spettro del  licenziamento si aggira, il governo non da' risposte. Il partito  democratico di Bologna, insieme ai suoi parlamentari, organizza  un incontro con Cgil, Cisl e Uil, e a seguire con i  rappresentanti del mondo dell'impresa (presenti Cna,  Confesercenti, Confcommercio e Legacoop), per segnalare una forte  preoccupazione: "Il governo non sta rifinanziando alcuni  importanti ammortizzatori sociali. Si rischia di dover vedere,  anche nel nostro territorio, migliaia e migliaia di lavoratori  senza alcuna forma di reddito", spiega il segretario Pd Andrea De  Maria.  
   La Regione Emilia-Romagna, in questi mesi di crisi, ha siglato  piu' di 2.100 accordi che hanno permesso a piu' di 7.200
lavoratori di ottenere gli ammortizzatori in deroga. Ora 167 di  questi accordi contano i giorni che mancano alla scadenza: "Serve  la proroga di un anno", sostiene Duccio Campagnoli, assessore  uscente alle Attivita' produttive della Regione. Il timore del Pd  e' che il governo stia indugiando "per avere le mani libere". Ma  questa situazione di incertezza, secondo i parlamentari, non  permette nemmeno di lavorare sulle politiche industriali. Rita  Ghedini, senatrice Pd, spiega che il Pd "sta incalzando e  incalzera' il ministro Sacconi, che finora ha dato solo risposte  generiche per giustificare la sua contrarieta' a un emendamento  bipartisan che aveva raccolto il consenso di tutti (e che  prevedeva il prolungamento della cassa integrazione, ndr)". Il  partito democratico chiede dunque che si provveda all'emergenza,  subito. e che si lavori, al contempo, per una seria riforma degli  ammortizzatori sociali che possa coprire anche chi oggi ne e'  scoperto.

"La Regione ha scelto di lavorare per  evitare la riduzione immediata degli organici. Serve una  ristrutturazione delle aziende, e' vero. Ci sono fatturati che  hanno subi'to cali importanti. Per noi ristrutturazione significa  riconversione, riqualificazione, innovazione. Ci sono tanti  strumenti che possono aiutare a superare la situazione". Cosi'  l'assessore Duccio Campagnoli risponde a Marco Bettini,  presidente del settore metalmeccanico di Unindustria di Bologna,  per il quale serve una "ristrutturazione della struttura  produttiva, ma anche di personale" nelle aziende, che hanno oggi  la necessita' di farsi "leggere".  
   Campagnoli concorda dunque con Alessandro Alberani, segretario  Cisl di Bologna, che aveva ricordato l'esistenza di tanti  strumenti per combattere la crisi: "I contratti di solidarieta'  possono salvare molti posti di lavoro", aveva detto Alberani.
Campagnoli annuisce e ripete: "I contratti di solidarieta',  certo, sono uno strumento importante".
 


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