07 settembre 2009 - ANSA
SCUOLA: OPPOSIZIONE IN DIFESA DEL SISTEMA PUBBLICO
‘Abbiamo gia’ chiesto che il Governo venga in aula a riferire e in quella sede ribadiremo la necessita’ di ingranare da subito la retromarcia sui tagli’. Cosi’, in una nota, i parlamentari del Pd Ghizzoni, Zampa, Marchignoli, Ghedini, Soliani, Bertuzzi, Marchi, Marchioni e Vitali commentando l’ incontro interistituzionale sulla scuola.I parlamentari annunciano di voler proseguire nella loro ‘ forte opposizione in difesa del sistema pubblico di istruzione scolastica e contro le politiche scolastiche volute dai ministri Tremonti e Gelmini. Rilanceremo l’assoluta urgenza di investire sugli organici funzionali di istituto, la formazione dei docenti, la sperimentazione territoriale prevista dalla finanziaria 2008 ‘.
Per i parlamentari, ‘e’ utile la creazione di un tavolo regionale interistituzionale per affrontare la grave situazione, fermo restando che Regione ed Enti local non potranno sostituire, o supplire lo Stato, che si ritrae progressivamente dalle sue funzione precipue. Non stupisce affatto, infine, l’assenza dei parlamentari della maggioranza: dialogo e atteggiamento di ascolto - affermano - sono evidentemente estraeni alla loro prassi politica’
07 settembre 2009 - www.newbo.it
L'ASSEDIO CONTRO LE LIBERALIZZAZIONI
In un libro i retroscena e le origni di una battaglia a favore dei consumatori
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Il vostro libro spiega in modo chiaro le misure a favore del cittadino consumatore. Iniziative ricordate con il nome di liberalizzazioni, che suscitarono le resistenze delle lobby e commenti sospettosi a sinistra. Cosa significa realmente liberalizzare?
A.L.: In senso tecnico si intende per liberalizzazione l’apertura di un mercato protetto o un monopolio favorendo la concorrenza e la presenza di più operatori. Non a caso Bersani definì i suoi provvedimenti “lenzuolate” e non liberalizzazioni. Si trattava, infatti, di un complesso di misure tra cui le liberalizzazioni, ma anche semplificazioni burocratiche e riduzioni di privilegi corporativi. Fu la conseguenza di un’elaborazione partita anni prima all’interno dei Democratici di Sinistra e confluita nel programma dell’Unione. Nella cultura della sinistra entrava un nuovo concetto: la figura del cittadino consumatore accanto a quella tradizionale del lavoratore. Attorno ad essa, si scelse di fare ruotare l’azione politica. La liberalizzazione di una piccola quota dei farmaci da banco è l’esempio più chiaro dell'utilità di questa evoluzione. Si sono creati cinque mila nuovi posti di lavoro per giovani laureati e tre mila nuovi esercizi commerciali, con un calo dei prezzi al consumo pari al 15-20%. Se non è una misura di sinistra questa… Alcuni commentatori hanno sostenuto che le lenzuolate, in realtà, avrebbero avuto un effetto minimo. Misure ridicole, quando per promuovere la vera concorrenza in Italia sarebbe stato necessario “ben altro”. Come rispondete? A.L.: In conclusione del libro riportiamo una sintesi dettagliata degli interventi compresi nei tre pacchetti Bersani, con una descrizione dei risultati raggiunti e delle criticità incontrate. Il terzo purtroppo non si concluse causa la caduta del Governo. Per capire l’entità della scossa, basta guardare ai dati. Solo la misura sulle ricariche dei cellulari ha comportato un risparmio per i cittadini pari a 2 miliardi di euro l’anno. La cancellazione d’ufficio delle ipoteche dopo avere estinto un mutuo ha prodotto un risparmio annuo di 100 milioni di euro, soldi rimasti alle famiglie. Un misura redistributiva, poichè i notai sono i primi contribuenti in Italia. L’eliminazione dei costi fissi dei conti correnti è valsa 230 milioni di euro l’anno e potrei continuare. Tra il 2008 e il 2009, le 36 mila operazioni di portabilità dei mutui hanno raggiunto quota 3,6 miliardi di euro. Sono cose ridicole? Qualcuno vuole ridurne la portata promuovendo senso di sfiducia verso questa buona politica. E. C.: Non si può sminuire un’azione legislativa così importante. Solo l’abolizione dei costi fissi per la ricarica dei cellulari vale quanto l’operazione social card e bonus famiglia del Governo Berlusconi. Semmai, in momento di crisi economica come quello attuale, impallidisce quanto il centro destra ha investito finora per le famiglie: 3 miliardi di euro. Le lenzuolate hanno comportato un risparmio di tre volte superiore, ridotto l’inflazione e creato nuovi posti di lavoro. |
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Quali sono stati i veri nemici delle lenzuolate?
E.C.: L’avere messo in primo piano il cittadino consumatore in quanto soggetto più debole del mercato, vittima ogni giorno di extracosti e clausole vessatorie, ha dato fastidio ha coloro i quali hanno costruito ingenti profitti sulle rendite di posizione, convinti di essere intoccabili. Un certo tipo di politica ha sempre considerato inamovibile questo sistema, all’interno del quale non vige il diritto bensì “l’italiana maniera”. Ma non credo sia un fatto di destra o di sinistra. Stiamo parlando di norme di buone senso e che come tali dovrebbero essere bipartisan. A.L.: Tutti i poteri forti e le categorie economiche hanno accerchiato il Governo Prodi. Un vero e proprio assedio condotto da banche, assicurazioni, compagnie telefoniche, ordini professionali, commercianti, farmacisti, tassisti, dai media controllati dai poteri forti. Nonostante questo e nonostante i ricatti politici di cui era vittima la maggioranza di governo, due pacchetti su tre sono arrivati in Gazzetta Ufficiale. Il loro successo ha lasciato il dente avvelenato agli intoccabili. Alcune corporazioni hanno reagito facendo rumore. Non si era mai vista una manifestazione di benestanti farmacisti in camice bianco lungo le vie di Roma. Altri si sono mossi silenziosamente come i notai, presenti in Parlamento da veri lobbisti. Abbiamo assistito a curiose alleanze perfino tra le fila dell'Unione: Rifondazione Comunista che si schierava con i farmacisti oppure Di Pietro che per le assicurazioni RC auto sosteneva i dipendenti del PRA, doppione del registro della motorizzazione, pagato due volte dal cittadino. Telefonate, lettere, migliaia di segnalazioni e proposte arrivarono al Ministero dopo la prima lenzuolata. Cosa è rimasto di quel momento di riscossa civile? A.L.: Dalle lenzuolate è nato un movimento spontaneo. I cittadini si sono sentiti più forti come se fosse stata scoperchiata una pentola a pressione. Al ministro arrivarono numerose segnalazioni, molte delle quali recepite. Il problema politico di fondo è però che, nonostante l’attivismo delle associazioni dei consumatori, le lobby organizzate hanno sempre avuto un peso maggiore. Ancora oggi gli interessi dei cittadini non hanno una rappresentanza efficace. A mio avviso, si sente l’urgenza di un partito geneticamente predisposto a condurre tali battaglie. All’interno di una sinistra eterogenea, fino ad ora, Bersani ha svolto questo ruolo in tandem con Prodi. |
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Oggi qual è il nuovo fronte con la maggioranza di centro-destra al governo?
A.L.: Il primo grande tema è la riforma delle professioni, che si tentò già sotto il governo Prodi, ma il ministro incaricato di allora, Mastella, decise di impegnarsi su altre priorità. E’ interesse soprattutto delle nuove generazioni che si proceda. Gli oltre 27 ordini rappresentano una barriera all’entrata per migliaia di giovani praticanti, sfruttati come portaborse per decenni, prima di potere iscriversi all’albo e aprire un proprio studio. Servirebbe una nuova scossa civica per sbloccare una situazione che tocca da vicino la vita di milioni di professioni. Un’altra sfida importante riguarda la Class action, da rivedere e rendere pienamente utilizzabile anche per cause di poche decine di euro, dove il costo della giustizia è molto più alto del danno. Un meccanismo, questo, che permette alle grandi imprese di servizi di rimanere impunite. Esistono, infine, mercati in cui le liberalizzazioni andrebbero rilanciate. Penso al settore farmaceutico con la libertà di vendita dei farmaci di fascia C. E.C.: Ogni misura che abbiamo descritto ha avuto il merito di tutelare il potere di acquisto e creare nuova occupazione. Dal mio punto di vista, servirebbe ancora maggiore trasparenza nel sistema dei rifornimenti di carburante. Nella burocrazia regionale si scontano ancora molte difficoltà per l’apertura di stazioni di benzina presso la grande distribuzione. Servirebbero più fonti di approvvigionamento per il gas, al fine di garantire costi più convenienti all’utente finale. Il messaggio che vogliamo lanciare è che la concorrenza fa bene e che la partita non è affatto persa. Occorre difendere le misure assunte e andare avanti. Se la politica cambierà il proprio perno e si concentrerà sui diritti del cittadino, allora sarà possibile davvero giocare una nuova partita dal basso. Antonio Lirosi, economista, è dirigente al Ministero dello sviluppo economico. È stato consigliere del ministro Bersani per le liberalizzazioni, capo dipartimento per la regolazione del mercato, direttore generale per la tutela dei consumatori e, nel corso del 2008, garante per la sorveglianza dei prezzi (Mister Prezzi). Enrico Cinotti, giornalista del settimanale Il Salvagente, segue da più di dieci anni il mondo dei consumatori. Ha collaborato per gli stessi temi con quotidiani e trasmissioni televisive. |
01 settembre 2009 - Gazzetta di Reggio
Precarietà piaga per le donne
Precarietà — soprattutto per le donne — innalzamento dell'età pensionabile e «invisibilità» dell'opera dell'opposizione : questi i temi fondamentali al centro dell'incontro «Il lavoro, questo sconosciuto », organizzato a FestaReggio in collaborazione con la Conferenza permanente delle donne democratiche .
Ad essere sconosciuta è innanzitutto l'opera del parlamento nazionale ed europeo.
«Ci siamo opposti al progetto che voleva estendere l'orario di lavoro oltre le 60 ore e abbiamo fatto proposte in tema di flessibilità, a garanzia delle prerogative dei lavoratori, ma in Italia non si è saputo nulla» ha sottolineato Donata Gottardi, ex europarlamentare Pse e do -
cente di diritto del lavoro a Verona.
«Dall'inizio della legislatura — ha rincarato la dose la senatrice Pd Rita Ghedini — abbiamo depositato 15 disegni di legge in materia di lavoro, ma sono bloccati in parlamento perché non abbiamo i numeri; il governo, poi, si è appropriato della nostra idea di partecipazione
dei lavoratori all'impresa, svuotandola però di significato e usandola per destrutturare
il diritto del lavoro» .
In regione le cose vanno meglio, ma l'attenzione resta alta . «L'Emilia Romagna
resta un'area progredita e coesa, che ha fatto nascere un Patto che guar da oltre la crisi — ha detto Anna Salfi , della Cgil regionale — Gli espulsi dal mondo del lavoro qui sono meno rispetto ad altre regioni sviluppate, ma vari settori sono ancora esclusi dagli ammortizzatori
sociali e questo riguarda oprattutto i giovani e le donne» .
Si è parlato pure dell'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, sulla corta di una sentenza della Corte di Giustizia europea . «Quella pronuncia era inevitabile e in Europa si è capito da tempo che non è più tempo di un'età fissa di pensionamento» ha spiegato Gottardi.
«Occorreva reintrodurre l'età flessibie di pensionamento ed eliminare discriminazioni che ancora pesano sulle donne nel mondo del lavoro — ha aggiunto la senatrice Ghedini — ma il Governo ha approfittato della sentenza per proporre tutt'altro» . «Se parità tra uomini e donne dev'essere, deve valere sotto molti altri punti di vista — ha concluso la sindacalista Salfi — In Italia, poi, non si affronta abbastanza il tema della maternità, troppo spesso vera condizione
di maggiore debolezza per la donna sul lavoro» .
Gabriele Maestri
26 agosto 2009 - The New York Times
Italian Women Rise Up
MANY outside Italy seem to assume that Prime Minister Silvio Berlusconi gets away with his sexist behavior because Italian men condone it and the women at least tolerate it. But this is no longer true. Today there are two Italys: one Italy has soaked up Mr. Berlusconi’s ideology either out of self-interest or an inability to resist his enormous powers of persuasion; the other is fighting back.
It’s about time. Mr. Berlusconi’s behavior has been outrageous. When a female student asked him for advice about her financial troubles, he suggested that she marry a man who was rich like his son. (Mr. Berlusconi claimed he was joking.) He has bragged about the beauty of his party’s female parliamentary candidates, and raised eyebrows by putting former starlets into the government. He designated a former model with whom he had publicly flirted to be Minister of Equal Opportunities. This spring, his wife accused him of cavorting with young women and declared that she wanted a divorce.
Why have Italians put up with all this? Compared to those in other European countries, conservative ideas in Italy die hard, in part because of our famously patriarchal culture but also because of the huge influence of the Roman Catholic Church, whose political and social interference in public affairs seems to have become even stronger since Mr. Berlusconi first became prime minister in 1994. (The church, for example, has threatened to excommunicate doctors who prescribe the abortion pill as well as patients who use it.)
Furthermore, Italy’s glass ceiling has proved to be more resistant than it is elsewhere in Europe. Italy ranks 67th out of 130 countries considered in a recent report of the World Economic Forum on the Global Gender Gap Index, ranking lower than Uganda, Namibia, Kazakhstan and Sri Lanka. According to the Organization for Economic Cooperation and Development, just under half of Italy’s women have jobs, compared with an average of nearly two out of three. At the same time, Italian men have 80 more minutes of leisure time per day — the greatest difference in the 18 countries compared. This is probably explained by the additional time that women devote to unpaid work, like cleaning the house. It is no surprise, then, that many Italian women are unwilling to take on an additional burden of raising children. As a result, the country has an extraordinarily low birthrate.
The Italian media only exacerbate this bleak reality by presenting a picture of women that is incomprehensible to the rest of Europe. Private TV channels have started to broadcast images of women who are typically lightly dressed and silent beauties serving as decoration while older, fully dressed men are running the show. (It is worth noting here that Mr. Berlusconi owns the leading private television networks.)
The impact of years of brainwashing is plain to see: recent research demonstrated that the most popular ambition among female teenagers is to become a velina (basically a showgirl). Young women and girls are consistently taught that their bodies, rather than their abilities and their knowledge, are the key to success. At the same time, the sexism portrayed on TV reinforces chauvinistic ideas among the culturally weakest parts of the population. Researchers who study female body objectification need only look to Italy to witness the sad consequences of this phenomenon.
The portrayals of women bring to mind darker moments in our country’s past. During Italy’s Fascist era in the first half of the 20th century, there was no shortage of derogatory images of people from its colonies in Africa. Women were portrayed as sexual objects and the men as barbarian enemies. In recent years, as immigrants have been flocking to Italy, these kinds of crude stereotypes have been coming back. To give just one example: The leader of the Northern League Party, Umberto Bossi, has called immigrants “bingo bongos.” These attitudes in part reflect the feelings of economic and social insecurity that have only deepened over the past decade or so. The responses to this, namely sexism and racism, are just two sides of the same coin.
These days, however, there are signs of change. Italians are denouncing Mr. Berlusconi’s sexist behavior through various strategies: by bringing their grievances to the European Court of Human Rights and by making a documentary about the objectification of the female body like “Il Corpo delle Donne” by Lorella Zanardo.
In June shortly before the G-8 meeting in L’Aquila, a small group of Italian academic women, including me, invited the first ladies of the participating countries to boycott the event as a sign of protest. In just a few days, 15,000 women and men signed our petition to get the first ladies to boycott. Obviously, the main aim was not to persuade the first ladies to modify their travel plans, but to speak out against Mr. Berlusconi’s sexist behavior.
Today those who dissent have a hard time gaining visibility. The aforementioned appeal to the first ladies, for instance, got great attention from the international news media, but not much ink was spilled by national papers on this issue, and radio and television were generally silent.
Despite these obstacles, it feels as if Mr. Berlusconi has gone too far, and the recent sexual scandals are chipping away at his popularity. Just look at the polls. Traditionally, women, together with low-income and older people, have been great supporters of Mr. Berlusconi, presumably because they tend to watch his television channels. Although Mr. Berlusconi still enjoyed considerable support at the time of this year’s European elections, recent scandals brought his approval ratings to below 50 percent, with a notable drop in approval among women.
The willingness to speak up and to mobilize that is spreading among us is well summarized in a letter that an Italian woman recently sent to the newspaper L’Unità: “I am ready. Just decide: the place, the day and the hour. I am ready to rally.”
But what can Italian women actually do? An important step is to make dissent known, a difficult task considering that true free speech is largely limited to only a few independent newspapers and, importantly, the Internet. We need to start working on a systematic documentation of incidents of discrimination against women.
We also need better organization. Existing groups that would be the most naturally engaged in the emerging dissent (like the opposition Democratic Party, which seems distracted by internal fights) have not been sensitive to the many signs from below. Women will need to exert greater pressure on the opposition parties to represent their demands.
But first of all, dissenting women (and men) must speak up with greater confidence. Our country, long defined by its old-fashioned attitudes toward women, is finally ready to rally.
Leggi l'articolo sul New York Times
05 agosto 2009 - ANSA
PD: E-R; GHEDINI, INTERESSANTE PROPOSTA 'INCLUSIVA' BASTICO
05 agosto 2009 - DIRE
(ER) PD. BOLOGNA AL CENTRO: NOI IN SINTONIA CON PRODI, ALTRI NO 'DIASPORA DEI SUOI VERSO FRANCESCHINI'; GHEDINI LODA BASTICO
(DIRE) Bologna, 5 ago. - "Bologna al centro", lista che comprende anche iscritti al Pd, sta "valutando i programmi e gli obiettivi dei candidati al congresso del Pd". Ma gia' da ora i promotori Paolo Giuliani e Angelo Rambaldi (Officina delle idee) fanno capire di essere attratti nell'orbita di Pierluigi Bersani. Contemporaneamente, "succede che la maggior parte dei 'fedelissimi' del Professore", cioe' Romano Prodi, "seguira' al congresso del Pd una strada (la candidatura di Franceschini, ndr) diversa da quella, pur con discrezione, sponsorizzata dal Professore medesimo. Prendiamo quindi atto- e' la constatazione dei due ex Ppi- di trovarci noi di Bologna al centro dell'Officina delle Idee, da sempre guardati con sospetto come una sorta di incorreggibili eretici dai custodi della 'chiesa' ulivista, con tutta probabilita' piu' in sintonia con le scelte del Professore che qualche suo, o sua, zelota". Infatti alla luce dei pronunciamenti a cui fin qui si e' assistito, "dobbiamo prendere atto di una vera e propria diaspora degli 'ulivisti a denominazione controllata'". Non si schiera invece nettamente la parlamentare Rita Ghedini, che tuttavia in una nota ha parole di stima per Mariangela Bastico, candidato alla guida del Pd regionale per la mozione Franceschini. "Al di la' di ogni logica di schieramento- fa sapere- trovo dialetticamente interessante l'opzione 'inclusiva' proposta da Mariangela Bastico all'avvio del confronto regionale". Inoltre "avendo avuto modo di apprezzarne la serieta' e l'impegno in questi 15 mesi di legislatura, so che e' una donna di valore". Quanto ai suoi sfidanti, Stefano Bonaccini e Thomas Casadei, "hanno dalla loro la giovane eta', e insieme, esperienze politiche e professionali importanti". (Com/Bil/ Dire)




