RASSEGNA STAMPA

27 novembre 2009 - DIRE

HERA. BONACCINI E PARLAMENTARI PD: BENE DELBONO SU COSENTINO SEGRETARIO, GHEDINI E MARCHI CON SINDACO BOLOGNA: DISSIPARE OMBRE

Bologna, 27 nov. - "Delbono ha fatto la cosa giusta.

Bisogna dissipare le ombre" su questi rapporti societari. E anche noi "attendiamo le risposte opportune che sono dovute ai soci, a partire da quelli istituzionali". Stefano Bonaccini, segretario regionale del Pd, sistema il partito in trincea col sindaco di Bologna, che ieri ha chiesto perentoriamente al presidente Hera Tomaso Tommasi di chiarire i rapporti della multiutility con la Scr (societa' che risulterebbe collegata alla famiglia Cosentino, di cui fa parte Nicola, il sottosegretario chiamato in causa da alcuni pentiti di camorra). Bonaccini ne ha parlato stamane, presentando la raccolta di firme del Pd in appoggio all'iniziativa parlamentare per abolire l'emendamento alla Finanziaria sulla vendita dei beni immobili sequestrati alla criminalita' organizzata.

Via libera all'offensiva di Delbono anche da due parlamentari Pd, la senatrice bolognese Rita Ghedini (commissione Lavoro) e il deputato reggiano Maino Marchi, che fa parte della commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia. Ghedini: "Il sindaco ha manifestato opportunamente la volonta' precisa di liberare il tavolo da ogni dubbio". Per Marchi, che esprime "apprezzamento per il sindaco, serve la massima trasparenza. Non ci devono essere equivoci- conclude il membro dell'antimafia- non deve passare il messaggio che ci sia qualcosa dietro".

26 novembre 2009 - ANSA

FINOCCHIARO-GHEDINI, QUESTIONE RIGUARDA 130 LAVORATRICI

ROMA, 26 NOV - 'Le risposte del ministro Vito in merito al lavoro notturno del personale femminile di Cai S.p.a., purtroppo, ci hanno lasciato insoddisfatte':lo hanno detto la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro la senatrice Rita Ghedini.
'La questione - affermano in una nota - riguarda oltre 130 lavoratrici Cai, una delegazione delle quali e' stata da noi ricevuta poche settimane fa quando abbiamo anche illustrato loro tutti gli strumenti parlamentari che il Pd ha messo da subito in campo per risolvere la vicenda'. Le due senatrici hanno ritenuto insoddisfacente la risposta in Aula al Senato del ministro Vito sul 'mancato riconoscimento da parte della Cai del diritto di esonero dal lavoro notturno per gli assistenti di volo che siano genitori di minori fino a tre anni di eta', o genitori affidatari in via esclusiva di minori fino a dodici anni, secondo quanto disposto dall'articolo 53 del decreto legislativo n. 151 del 2001 in materia di tutela della maternita' e della paternita''.
'Questa legge - spiegano Finocchiaro e
Ghedini - non viene applicata al personale di volo della Cai dal momento che, nel passaggio del personale da Alitalia a Cai, alle lavoratrici e ai lavoratori e' stata sottoposta una lettera di assunzione che hanno poi sottoscritto - in assenza di alternative e in termini esclusivi e ultimativi - in cui veniva dichiarata la disponibilita' ad effettuare la prestazione di lavoro anche su turni notturni, in contraddizione con la normativa del 2001, ma -e' la frase riportata testualmente nella lettera di assunzione - nell'assoluto rispetto della legislazione vigente' '. 'Le lavoratrici, perche' quasi esclusivamente di donne si tratta, si vedono cosi' non solo private di un diritto sancito dalla legge, ma nell'impossibilita' materiale di assolvere alle responsabilita' ed agli impegni di cura che hanno nei confronti dei propri figli'. 'Oggi - concludono Finocchiaro e Ghedini - il ministro Vito ha dato una versione insoddisfacente della questione, rimettendo tutto alla contrattazione sindacale e assolvendo il governo da qualsiasi responsabilita'. Non e' cosi'. Anzi, l'esecutivo e' a pieno titolo parte in causa dell'intera vicenda essendo esso stato attore principale nella contrattazione per il passaggio Alitalia-Cai'

26 novembre 2009 - DIRE

ALITALIA. PD SENATO: GOVERNO SI LAVA MANI SU TURNI NOTTURNI DONNE

Roma, 26 nov. - "Le risposte del ministro Vito in merito al lavoro notturno del personale femminile di Cai Spa, purtroppo, ci hanno lasciato insoddisfatte. La questione riguarda oltre 130 lavoratrici Cai, una delegazione delle quali e' stata da noi ricevuta poche settimane fa quando abbiamo anche illustrato loro tutti gli strumenti parlamentari che il Pd ha messo da subito in campo per risolvere la vicenda". Cosi' la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, e la senatrice del Pd, Rita Ghedini, in merito alle risposte date a Palazzo Madama dal ministro per i Rapporti con il Parlamento in merito al "mancato riconoscimento da parte della Cai del diritto di esonero dal lavoro notturno per gli assistenti di volo che siano genitori di minori fino a tre anni di eta', o genitori affidatari in via esclusiva di minori fino a dodici anni, secondo quanto disposto dall'articolo 53 del decreto legislativo n. 151 del 2001 in materia di tutela della maternita' e della paternita'".
"Questa legge- spiegano Finocchiaro e
Ghedini- non viene applicata al personale di volo della Cai dal momento che, nel passaggio del personale da Alitalia a Cai, alle lavoratrice e ai lavoratori e' stata sottoposta una lettera di assunzione che hanno poi sottoscritto in cui veniva dichiarata la disponibilita' ad effettuare la prestazione di lavoro anche su turni notturni, in contraddizione con la normativa del 2001, ma- e' la frase riportata testualmente nella lettera di assunzione- 'nell'assoluto rispetto della legislazione vigente'. Le lavoratrici si vedono cosi' non solo private di un diritto sancito dalla legge, ma nell'impossibilita' materiale di assolvere alle responsabilita' ed agli impegni di cura che hanno nei confronti dei propri figli".
"Oggi- concludono- il ministro Vito ha dato una versione insoddisfacente della questione, rimettendo tutto alla contrattazione sindacale e assolvendo il governo da qualsiasi responsabilita'. Non e' cosi'. Anzi, l'esecutivo e' a pieno titolo parte in causa dell'intera vicenda essendo esso stato attore principale nella contrattazione per il passaggio Alitalia-Cai".

26 novembre 2009 - Apcom

Risposte del ministro Vito sono insoddisfacenti

"Le risposte del ministro Vito in merito al lavoro notturno del personale femminile di Alitalia Cai, purtroppo, ci hanno lasciato insoddisfatte. La questione riguarda oltre 130 lavoratrici Cai, una delegazione delle quali è stata da noi ricevuta poche settimane fa quando abbiamo anche illustrato loro tutti gli strumenti parlamentari che il Pd ha messo da subito in campo per risolvere la vicenda". Cosí la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro e la senatrice del Pd Rita Ghedini in merito alle risposte date a Palazzo Madama dal Ministro per i rapporti con il Parlamento in merito al "mancato riconoscimento da parte della Cai del diritto di esonero dal lavoro notturno per gli assistenti di volo che siano genitori di minori fino a tre anni di età, o genitori affidatari in via esclusiva di minori fino a dodici anni, secondo quanto disposto dall'articolo 53 del decreto legislativo 151 del 2001 in materia di tutela della maternità e della paternità".

"Questa legge - spiegano in una nota Finocchiaro e
Ghedini - non viene applicata al personale di volo della Cai dal momento che, nel passaggio del personale da Alitalia a Cai, alle lavoratrice e ai lavoratori è stata sottoposta una lettera di assunzione che hanno poi sottoscritto, in assenza di alternative e in termini esclusivi e ultimativi, in cui veniva dichiarata la disponibilità ad effettuare la prestazione di lavoro anche su turni notturni, in contraddizione con la normativa del 2001, ma - è la frase riportata testualmente nella lettera di assunzione - 'nell'assoluto rispetto della legislazione vigente'. Le lavoratrici, perchè quasi esclusivamente di donne si tratta, si vedono cosí non solo private di un diritto sancito dalla legge, ma nell'impossibilità materiale di assolvere alle responsabilità ed agli impegni di cura che hanno nei confronti dei propri figli".

"Oggi - concludono Finocchiaro e
Ghedini - il ministro Vito ha dato una versione insoddisfacente della questione, rimettendo tutto alla contrattazione sindacale e assolvendo il governo da qualsiasi responsabilità. Non è cosí. Anzi, l'esecutivo è a pieno titolo parte in causa dell'intera vicenda essendo esso stato attore principale nella contrattazione per il passaggio Alitalia-Cai".

26 novembre 2009 - DIRE

IL DDL INTRODUCE NORME CHE MINANO IL DIRITTO DEL LAVORO

"Il Pd ha votato contro il ddl lavoro perche' e' privo di misure adeguate per dare effettivo sostegno ai lavoratori e alle imprese e, come se non bastasse, introduce norme che minano il diritto del lavoro". Cosi' la senatrice del Pd, Rita Ghedini, sul ddl Lavoro. Ghedini e' relatrice di minoranza del testo approvato oggi in Senato e che ora torna alla Camera.
"Siamo in un momento molto particolare- spiega- in cui tutto cio' che attiene al lavoro e' di estrema delicatezza e determinante per come il Paese si presentera' all'uscita dalla crisi. Come Pd avremmo voluto svolgere una discussione di merito su una serie di proposte che presentate per portare il Paese alla ripresa dello sviluppo e che attengono il lavoro, la sua tutela e valorizzazione, la promozione di politiche di innovazione del mercato del lavoro capaci di coniugare flessibilita' di utilizzo e sicurezza di impiego, la lotta al lavoro nero, le pari opportunita' e la valorizzazione del lavoro femminile come risorsa economica. Ma questo non e' stato possibile".
"Quel che il governo ha prodotto- conclude
Ghedini- e' stato tutt'altro. Dal rinvio della delega sui lavoratori usuranti, ponendo cosi' limiti all'accesso a un diritto soggettivo garantito dalla legge, alla mancata riforma degli ammortizzatori sociali; dalla creazione di un comitato unico di garanzia sulle pari opportunita' che svilisce le politiche di genere e confina la donna in un recinto anziche' valorizzarla come risorsa; dalla istituzione di un arbitrato incontrollabile e selvaggio all'invasione della legge in materie affidate alla contrattazione".



26 novembre 2009 - Repubblica.it

Mafia, no a vendita beni confiscati Sì dei giudici all'appello di Libera

Gran parte dei magistrati che si occupano di confische dei beni alle cosche
aderiscono alla richiesta di don Ciotti di togliere la norma dalla Finanziaria

Don Ciotti


ROMA - I giudici scendono in campo con don Ciotti per dire no alla vendita dei beni confiscati alla mafia. I magistrati che si occupano di misure di prevenzione (e quindi specializzati nel sequestro e confisca dei beni dei mafiosi) sono poche decine e in 40, in pochi giorni, hanno firmato l'appello di Libera contro la vendita dei beni immobili confiscati prevista dalla legge finanziaria. Condividono l'allarme di Don Ciotti tutti i giudici delle sezioni misure di prevenzione dei Tribunali di Napoli, Milano, Reggio Calabria, Catania,
Caltanissetta; moltissimi giudici degli altri principali Tribunali che si occupano di sequestri e confische antimafia; pubblici ministeri e procuratori.

"Invece di vendere i beni confiscati che, attraverso prestanomi rischiano di tornare alla mafia - dice Francesco Menditto giudice delle misure di prevenzione a Napoli - occorre accelerare i procedimenti di confisca e di destinazione a fini sociali.
Le mafie non si combattono solo con la repressione ma anche con gesti di alto valore simbolico, oltre che pratico: con la destinazione a fini socialmente utile dei patrimoni confiscati si riafferma la legalità e si restituiscono alla comunità i beni sottratti con l'intimidazione e la violenza".

(26 novembre 2009)

L'articolo


[<< precedente] 1    2    3    4    5    6    7    8    9    10    11    12    13    14    15    16    17    18    19    20    21    22    23    24    25    [>> sucessiva]
Appuntamenti
clicca qui per accedere al blog di Rita Ghedini