22 gennaio 2010
STATO DELLA GIUSTIZIA BOLOGNESE
Il 18 gennaio 2010 ad ore 10 si sono riuniti presso l’ufficio del Presidente del Tribunale di Bologna, dott. Francesco Scutellari, su invito del medesimo, i parlamentari bolognesi Sen. Berselli, Sen. Ghedini, Sen. Vitali, On. Benamati, On. Bernini, On. Cazzola, On. Laforgia, On. Lenzi, On. Vassallo, On. Zampa per discutere dei problemi della giustizia bolognese. Il Presidente ha esposto sinteticamente lo stato della giustizia bolognese del circondario, sottolineando che negli ultimi tempi vi è stato un notevole aumento di produttività da parte di tutti i magistrati dell’ufficio, che ha consentito la definizione di un numero maggiore di provvedimenti rispetto a quelli sopravvenuti. Ciò nonostante le gravi carenze a livello di organici del personale di magistratura e amministrativo rendono estremamente difficile la realizzazione degli obiettivi del giusto processo e della ragionevole durata del medesimo ai sensi dell’art. 111 della Costituzione anche alla luce delle riforme legislative in tema di giustizia all’esame del Parlamento. Il Presidente del Tribunale ha al riguardo evidenziato le accentuate sperequazioni esistenti fra gli organici del personale di magistratura e amministrativo del Tribunale di Bologna rispetto agli organici dei Tribunali distrettuali limitrofi di Firenze e di Genova: a carichi di lavoro maggiori del Tribunale di Bologna corrispondono piante organiche di magistrati e di amministrativi sensibilmente inferiori. I parlamentari presenti, condividendo le preoccupazioni del Presidente del Tribunale, hanno deciso di predisporre un’identica interrogazione a firme bipartisan da illustrare sia al Senato che alla Camera, per sensibilizzare il Ministero della Giustizia sul problema e per sollecitare l’adozione di provvedimenti conseguenti.
21 gennaio 2010
CARCERE DOZZA: Interrogazione dei senatori Ghedini, Sangalli e Vitali (PD Bologna)
I senatori del Partito democratico di Bologna Rita Ghedini, Gian Carlo Sangalli e Walter Vitali hanno presentato un’interrogazione a risposta orale al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro di Giustizia Angelino Alfano per sapere “se fra le sedi individuate per la realizzazione di nuove strutture di detenzione vi sia anche Bologna” e se, in caso affermativo, il Governo ed il Ministro ritengano sia una “risposta adeguata e sufficiente alla grave situazione carceraria cittadina”. Chiedono, inoltre, “se e con quali risorse ritengano che debbano essere affrontati i gravissimi problemi di manutenzione e ripristino della struttura esistente”. E ancora, i senatori vogliono sapere quale sia il programma “rispetto alla definizione ed alla copertura degli organici di Polizia Penitenziaria destinati al carcere di Bologna, quali interventi si intenda disporre circa la cronica mancanza di risorse destinabili al finanziamento del lavoro dei detenuti” e, infine, come si vogliano affrontare “i problemi di gestione e trattamento relativi alla presenza di una vastissima popolazione di detenuti tossicodipendenti e/o sofferenti psichici” La richiesta dei senatori democratici arriva a seguito della deliberazione dello Stato di Emergenza assunta dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 13 gennaio scorso, relativa all’eccessivo affollamento degli Istituti penitenziari, in base alla quale si è resa nota l’intenzione di edificare diciotto nuovi padiglioni e/o istituti di detenzione (di cui otto in “aree strategiche”) e, tra questi, notizie di stampa hanno identificato anche Bologna. Anche se, fanno notare gli interroganti, “ormai da mesi è stato annunciato, a mezzo stampa, un Piano straordinario per l’edilizia carceraria, ma ad oggi non corrisponde alcun documento formale, né alcun provvedimento del Governo di cui il Parlamento abbia conoscenza e documentazione”. La situazione al carcere Dozza di Bologna è stata denunciata dai tre senatori del PD in due precedenti interrogazioni (gennaio e maggio 2009), che non hanno però avuto risposta. In esse si segnalava la “gravissima ed ormai cronica situazione di sovraffollamento della struttura”, che a fronte di una capienza regolamentare per 423 detenuti, ne vede ormai stabilmente presenti circa 1200. Ci sono, poi, “seri problemi di manutenzione straordinaria ed ordinaria” degli ambienti destinati alla detenzione, ai servizi ed agli alloggi del personale e degli impianti di servizio agli ambienti medesimi. C’è “assoluta esiguità ed insufficienza” delle risorse destinate ai progetti trattamentali, con conseguente accesso al lavoro di meno del dieci per cento dei detenuti. Quanto al personale di Polizia penitenziaria la carenza d’organico “è preoccupante”, tanto che è coperto per meno del settanta per cento rispetto a quello definito, peraltro con riferimento alla capienza regolamentare. Infine, permane la presenza di un numero elevato di persone tossicodipendenti, pari a circa il trenta per cento della popolazione detenuta, e di persone con forte disagio psichico. Bologna, 21 gennaio 2010
17 gennaio 2010
IMPRESE BOLOGNA: Dichiarazione della sen. Rita Ghedini (PD Bologna)
Questa mattina Stefano Borgatti, coordinatore del Forum Lavoro del Partito democratico di Bologna, la sen. Rita Ghedini, Carmen Ramponi, responsabile Lavoro del partito, il segretario del Circolo PD di Altedo e il vice sindaco di Malalbergo hanno incontrato i lavoratori della Sabe. I 35 dipendenti, che da settembre lavorano senza percepire gli stipendi, da nove giorni hanno interrotto la produzione presso lo stabilimento. “La situazione è grave – ha dichiarato la sen. Ghedini al termine dell’incontro – è necessario che il medesimo senso di responsabilità messo in campo dai lavoratori, a fronte di una situazione drammatica, sia ora adottato anche dall’impresa. Soltanto ieri – riferisce la senatrice – è stato riconosciuta a ciascuno di loro una somma di 400 euro. Mi auguro che rappresenti un primo, piccolo segnale di ripresa del dialogo con l’impresa. In questa fase - ha aggiunto – è positivo e indispensabile il ruolo di garanzia e di mediazione avviato dalla Provincia di Bologna. L’auspicio è che l’impresa, accompagnata dalle istituzioni, possa garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori predisponendo un piano per la corresponsione degli stipendi mancati e presentando una proposta credibile per il futuro dell’impresa. Questa situazione – ha concluso Ghedini - è l’ennesimo caso che dimostra che l’uscita dalla crisi è lontana, al di là delle dichiarazioni roboanti del premier. Il primo problema in Italia sono la tutela del lavoro e la ripresa produttiva, lo dimostrano i dati che parlano di decine di aziende in crisi e di migliaia di lavoratori cassintegrati o che hanno perso l’occupazione anche in un territorio come il nostro, cuore produttivo del Paese”.
14 dicembre 2009
Beni confiscati : il presidente della Camera Gianfranco Fini risponde al presidente di Avviso Pubblico
Intervento del coordinatore Pierpaolo Romani a Roma con le Organizzazioni Sindacali. Romani : « L’economia sommersa in Italia oscilla annualmente tra i 230-250 miliardi di euro, con un'incidenza sul PIL nazionale del 16,1%. I dati confermano l’importanza dell’uso sociale dei beni confiscati alla mafia”
08 dicembre 2009
IL GOVERNO CONFERMA LA VENDITA DEI BENI CONFISCATI AI MAFIOSI. CAMPINOTI: “UN PASSO INDIETRO NELLA LOTTA AI CLAN”
Nonostante gli appelli di Libera e Avviso Pubblico siano stati sottoscritti da migliaia di cittadini e da centinaia di amministratori locali e centinaia di enti locali, di diverso orientamento politico, abbiamo approvato e stiano approvando un ordine del giorno per chiedere il ritiro della norma che prevede la possibilità di mettere all'asta i beni confiscati ai mafiosi, il Governo procede diritto per la sua strada.
Leggi il comunicato di Avviso Pubblico
03 dicembre 2009
Da Nord a Sud: Firma contro la vendita dei beni confiscati alla mafia. Sabato 5 dicembre, ore 18,00, in 170 piazze italiane
Partirà sabato 5 dicembre dalle ore 18,00 l’appello di Avviso Pubblico:“Una firma contro la vendita dei beni confiscati”, contro il maxiemendamento del Governo. I circa 170 sindaci aderenti all’associazione invitano a scendere nelle piazze principale della città, con la fascia tricolore, per invitare i cittadini a firmare l’appello di Libera contro la normativa che prevede la possibilità di vendere i beni confiscati ai mafiosi e che andrà all’esame della Camera dei deputati il prossimo 9 dicembre. “Gli amministratori locali che gestiscono i beni confiscati presenti sul territorio- ha detto Pierpaolo Romani coordinatore Avviso Pubblico

